Il 16 febbraio 1922 viene proiettato a L’Aia (Olanda) Nosferatu, eine Symphonie des Grauens: la trasfigurazione di Max Schreck in vampiro rimane nella storia del cinema come una delle più sinistre ed inquietanti.
L’agente immobiliare Hutter viene spedito sui monti Carpazi dal proprio principale per portare a termine una compravendita. Il giovane Hutter si imbatte nel misterioso e sinistro conte Orlok, che si rivela essere un vampiro (“Nosferatu” significa “non morto”) e porterà dolore e distruzione nella vita dell’agente e di tutti i suoi affetti.
Il regista Friedrich Wilhelm Murnau incontra fin da subito problemi legati al copyright, in quanto la storia rappresentata nel suo film è palesemente ispirata al romanzo Dracula di Bram Stoker. La vedova dello scrittore si mostra da subito riluttante ad una trasposizione cinematografica dell’opera del marito. Questo costringe Murnau a modificare nomi e luoghi. Murnau sa che il suo vampiro deve essere assolutamente convincente: dovrà catalizzare l’attenzione dello spettatore, incollandolo allo schermo in un misto di ammirazione e raccapriccio. La scelta di Murnau ricade su un abile attore teatrale, il cui nome sembra celare un presagio riguardo la propria carriera: il suo nome è Max Schreck. Già interprete di alcune pellicole (la prima è Der Richter von Zalamea del regista Ludwig Berger) Schreck viene scritturato da Murnau. Glabro, con incisivi sovradimensionati e dita affusolate, armate di unghie simili ad artigli, il conte Orlok interpretato da Schreck si ispira alla figura di un ratto. Una presenza eterea, filiforme eppure terribilmente minacciosa. La performance entra nell’immaginario collettivo portando alla nascita di numerose leggende su Nosferatu.
Per anni si sparge la voce che il vampiro sullo schermo sia lo stesso Murnau, reso irriconoscibile dal trucco. Tuttavia è proprio Max Schreck il più grande catalizzatore di leggende legate al film. A partire dal suo nome (Max Schreck si traduce letteralmente dal tedesco come “Massimo Spavento”) si vocifera di uno pseudonimo o addirittura un personaggio di fantasia. Le fantasticherie si accavallano e si moltiplicano come fantasmi nel tempo. La più celebre e bizzarra ipotesi riguarda la ricerca dell’interprete da parte di Murnau, che si sarebbe recato personalmente nell’est Europa per imbattersi un vero vampiro.
Nel 2000 il regista E. Mehrige dedica a questa suggestiva teoria il lungometraggio L’ombra del Vampiro, da considerarsi un sincero omaggio al genio di Murnau più che un’analisi obbiettiva dei fatti. Nel corso degli anni queste leggende si sono in qualche modo dissolte, soprattutto dopo il ritrovamento di alcuni registri teatrali riportanti il nome accreditato di Schreck e di alcune foto che, nonostante ritraggano l’attore in vesti più rassicuranti, non possono celare lo sguardo stralunato e penetrante, proprio del conte Orlok. Al termine delle riprese di Nosferatu gli eredi di Stoker intentano una causa a Murnau che perde ed è costretto a distruggere tutti i negativi della pellicola. Il regista riuscirà però a salvare clandestinamente una copia, lasciandoci in eredità uno dei capolavori espressionisti più influenti e inquietanti della Storia.

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