Film del 2009, Castaway on the Moon è stato presentato in Italia nel 2010 al Far East Festival di Udine e si propone come un’opera di raffinata emotività che ha fruttato al regista coreano Lee Hae-jun diversi riconoscimenti nel circuito dei festival di cinema indipendente.
Kim Seung (Jung Jae-young) è un uomo finito, abbandonato dalla propria ragazza e dai creditori; il malcapitato decide di suicidarsi gettandosi nel fiume Han. Tuttavia non annega, ma naufraga sopra un isolotto disabitato al centro del corso d’acqua. Insicuro e incapace di affrontare le acque del fiume, Kim Seung entra in una bolla di solitudine. Pur circondato dalla metropoli, Kim non riesce a comunicare con essa, assistendo impotente al passaggio delle imbarcazioni e al frenetico viavai cittadino. Lo spirito di sopravvivenza prevale sugli intenti suicidi, così l’uomo si ingegna nel rendere la sua permanenza sull’isola più confortevole possibile. Kim Jung (Jung Ryeo-won) vive isolata nella propria cameretta, utilizzando come unico sistema di comunicazione la scrittura (sul web, così come per interagire con la madre). La sua finestra sul mondo è costituita da una potente fotocamera che usa principalmente per riprendere le fasi lunari. Un giorno, durante un’esercitazione civile, scruta la città muta e deserta. Si accorge così che sull’isola nel mezzo nel fiume vive “l’alieno” Kim Seung. Per comunicare con lui metterà in discussione i propri timori.
A metà via tra commedia ed esistenzialismo, Castaway on the Moon rappresenta una gemma rara nel panorama cinematografico. La solitudine osservata da due punti di vista differenti che finiscono per incontrarsi creando un legame. Una metafora agrodolce dell’emarginazione che aleggia nelle grandi città, che lascia allo spettatore un messaggio importante. La solitudine è uno stato della nostra mente, c’è sempre qualcuno alla ricerca della nostra compagnia.

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