RITORNO AL FUTURO (1985) – UNA COLONNA SONORA FUORI DAL TEMPO

Ritorno al Futuro e la sua iconica colonna sonora, tra citazioni e storie di alieni della musica.

Un sorriso ironico deve aver solcato il volto di Chuck Berry quando qualcuno gli ha detto che la sua Johnny B. Goode sarebbe stata selezionata per entrare a far parte del repertorio trasportato a bordo delle sonde Voyager, lanciate nel 1977 con a bordo i preziosi Golden Record. Berry non è certo un esempio da seguire: i guai con la giustizia, la giovinezza spesa in riformatorio ed i suoi problemi con la droga non sono un segreto. Zemeckis ama la musica, usando una certa premura nella gestione di brani e partiture: un esempio su tutti potrebbe essere il sottile lavoro di cesello tra narrazione e repertorio musicale nel capolavoro Forrest Gump (1994). Nel 1985 la sonda Voyager 2 sta viaggiando in direzione del pianeta Urano quando sulla Terra viene proiettato nelle sale cinematografiche Ritorno al Futuro.

La sceneggiatura stessa del film si presta all’uso di brani che descrivano efficacemente il salto temporale di trent’anni che Marty McFly si trova a compiere, suo malgrado, in pochi istanti. Zemeckis vuole Huey Lewis per raccontare il “presente” della tranquilla cittadina di Hill Valley: Lewis, impegnato in diatribe legali riguardanti un presunto plagio da parte di Ray Parker Jr. nella composizione della colonna sonora di Ghostbusters, si presta comunque insieme alla sua band The News, entrando a far parte di un progetto che li consegnerà alla storia del cinema. Il gruppo musicale di San Francisco è chiamato a scrivere le canzoni che accompagnano le avventure della DeLorean: ne escono i brani Back in Time e The Power of Love, quest’ultimo al primo posto nelle classifiche e icona stessa del film, insieme al breve ed ironico cameo dello stesso Lewis alle prese con un Marty piuttosto esuberante.

La selezione di brani che ci immergono nella Hill Valley del 1955 si apre invece con Mr. Sandman nella versione interpretata dai Four Aces: nel negozio di dischi “Roy’s Records” sono in bella vista i manifesti che annunciano novità di artisti come Nat King ColePatti Page ed Eydie Gormé. Interessante notare che, relegato in un angolo della vetrina, è affisso anche un poster delle Chordettes, gruppo vocale femminile a cui si deve la prima incisione di Mr. Sandman nel 1954. Il cartellone riporta l’uscita di “nuovi arrivi” quali The Ballad of Davy Crocket e Sixteen Tons, tratti dalla colonna sonora della miniserie Davy Crocket prodotta da ABC. Lo scollamento tra epoche si evidenzia quando Marty si annuncia come un alieno e, nel cuore della notte, traumatizza l’inconsapevole padre George con le evoluzioni chitarristiche di Eddie Van Halen in Out of the Window, brano presente nel film The Wild Life (1984). La sensuale voce di contralto di Etta James irrompe nel goffo tentativo, compiuto da George McFly, di invitare la bella Lorraine Baines al ball

o scolastico: la canzone Wallflower (Roll with me Henry) è un singolo uscito proprio nel 1955, alcuni anni prima  della maturazione artistica di Etta James. L’album di debutto della turbolenta cantante avviene infatti solo nel 1960, anno nel quale reinterpreta la canzone At Last! cover di un brano scritto nel 1941 per il film Voglio essere più amata: il pezzo che da il nome all’album viene ripreso, insieme a molti altri successi, nel film Pleasantville (1998).

Come spesso accade, la narrazione fonde fantasia e realtà, creando ucronie e miti. Quando Marty si ritrova a dover sostituire il chitarrista degli Starlighters (l’orchestra che suona al ballo scolastico “Incanto sotto il Mare”) galvanizzato dal bacio dei futuri genitori sulle note di Earth Angel, viene invitato ad eseguire un ultimo pezzo prima di lasciare il palco. La scelta ricade su Johnny B. Goode, innovativo brano che Chuck Berry scriverà solo tre anni più tardi: nel film, l’immaginario Marvin Berry, cugino di Chuck, chiama il musicista per fargli ascoltare ciò che sta avvenendo sul palco.Nella realtà, il colpo di genio per Chuck Berry arriva quando il cantante e chitarrista rielabora l’introduzione di Ain’t That Just Like a Woman, pezzo scritto da Louis Jordan nel 1946.

Johnny B. Goode è già tornato alla ribalta nel 1973, anno in cui il regista George Lucas sceglie di includere il brano nella colonna sonora di American Graffiti; l’estemporanea interpretazione di Michael J. Fox dona tuttavia una rinnovata freschezza a questa pietra miliare della musica, restaurando una mitopoiesi insita nel rock ‘n roll, così come nel cinema. Chuck Berry è l’incarnazione del sogno americano: nato per consumare la propria esistenza tra un riformatorio e l’altro, il cattivo ragazzo di Saint Louis è invece riuscito a conquistare il mondo grazie alla propria chitarra. Se l’avventura terrena di Berry termina il 18 marzo 2017, nel vacuo silenzio cosmico due dischi portano incisa la sua canzone più famosa, nell’attesa che un giorno, chissà dove, qualcuno appoggi una puntina sul solco, aprendo un nuovo sipario sul futuro.

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